Etichette del vino. No ai semafori, sì alla responsabilità

“Sii saggia: filtra i vini ed al breve termine
limita la tua speranza lontana. Mentre parliamo, sarà fuggito inesorabile,
il tempo: cogli l’attimo, fiduciosa il meno possibile nel domani.”

(da Oratio, Carmina I, 11)

Il poeta Orazio raccomandava alla giovane Leuconoe di filtrare in fretta i vini che aveva nei propri otri, perché non c’è da fidarsi del futuro. Una raccomandazione cinica o disillusa, all’apparenza. Ma forse questo è quello che tanti vinificatori sono tentati di pensare, da qualche anno. Perché incombe lo spettro delle politiche europee sulle etichette del vino.

Etichette del vino ed Unione Europea.

L’etichettatura del vino è un argomento estremamente dibattuto. La ricerca di una disciplina legale che tuteli realmente i consumatori comincia, a livello europeo, nel 2011. Con il regolamento 1169, infatti, è stata normata la necessità di mostrare alcune informazioni e determinati valori nutrizionali sulle etichette dei prodotti alimentari. Da allora, però, la disciplina riguardante il vino non ha ancora trovato una definizione certa. In realtà ciò avviene perché il vino è un alimento unico nel suo genere, con caratteristiche peculiari che non possono essere accomunate a quelle di altri prodotti.

I valori in gioco.

Etichette del vinoUn’etichetta che tuteli il consumatore deve riportare informazioni chiare e leggibili. Su questa priorità, i produttori del vino si trovano assolutamente d’accordo. Dimostrano anzi un percorso virtuoso, che negli anni ha voluto garantire in modo sempre maggiore il cliente. Anzitutto con le certificazioni, le indicazioni circa l’annata e la produzione, la selezione delle denominazioni. I dati più importanti di un vino sono però diversi da quelli del latte o delle merendine. Perché l’impatto calorico è solo uno dei tanti fattori che lo descrivono, e non può essere demonizzato. A fronte infatti del valore calorico di un bicchiere di vino, vi sono qualità importanti, che non è facile riassumere in un’etichetta.

Il bilanciamento delle posizioni in gioco non è però un dibattito meramente contenuto nell’ambito nutrizionale. Il vino, infatti, ha la peculiarità di essere un alimento che quanto nessun altro è stato in grado di raccogliere e raccontare le specificità e la storia di un territorio. Proviamo ad immaginare cosa ci viene in mente pensando alla parola Bordeaux o alla parola Brunello. E’ chiaro che il vino è associato culturalmente, in modo molto diffuso, a singole località o a particolari tradizioni ed eventi. Stabilire una disciplina ostruzionistica o peggio ancora punitiva o denigratoria per le etichette del vino potrebbe causare conseguenze irreparabili sul piano culturale.

Il Regno Unito: un esempio da non seguire.

Nel Regno Unito si è attuata la più drastica e probabilmente la peggiore delle soluzioni possibili. Viene infatti usato il sistema dei “semafori”, anche per le etichette del vino. Gli alimenti ad alto contenuto calorico assoluto (tra cui appunto il vino) sono contrassegnati con una specie di “semaforo rosso”. Questa regolamentazione, che dovrebbe contrastare l’assunzione di calorie in eccesso rispetto al fabbisogno energetico, provoca però distorsioni assurde. Basti pensare che il consumatore è così indotto a privilegiare alimenti nutrizionalmente poveri (come ad esempio le bibite gassate dietetiche) rispetto ad altri molto più importanti (quali ad esempio il Parmigiano Reggiano). Il valore calorico di un cibo, infatti non è l’unico elemento da considerare nel descriverlo a livello nutrizionale. E’ auspicabile piuttosto che il fabbisogno giornaliero di ciascuno sia soddisfatto proprio da alimenti come il vino che hanno altre importanti qualità. Una disciplina che demonizzi indiscriminatamente il consumo di calorie finisce per sfavorire il consumatore stesso. Ed allo stesso modo penalizza il consumo attraverso le etichette del vino che, nel Regno Unito, ha avuto un calo preoccupante.

Ma bere vino fa bene o male?

Il consumo di bevande alcoliche ha implicazioni di ogni genere. Nutrizionali, sociali, religiose, culturali. Ne parla un documento (Global status report on alcohol and health)
pubblicato nel 2014 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. In esso sono forniti dei dati specifici circa ogni paese. L’Italia, che è un paese in cui, per tradizione il vino è la bevanda alcolica più consumata, risulta la più virtuosa in Europa. In particolare per la moderata assunzione di alcool, per la bassa incidenza di episodi di consumo eccessivo, e per la scarsa presenza dell’alcool tra le concause di malattie dall’esito mortale.

Sembra incredibile, ma il maggior paese produttore di vino (l’Italia) è proprio quello in cui pare che il consumo di alcool sia più “ragionato”. Questo dato suggerisce che il vino stesso sia la più “virtuosa” delle bevande alcoliche. Soprattutto perché integrata in abitudini alimentari ottimali. Viene infatti consumato principalmente durante il pasto. Questo in aggiunta agli studi (anche provenienti da medici dell’OMS), secondo i quali un moderato consumo di vino può diminuire il rischio di malattie cardiovascolari.

Le prospettive per le aziende vinificatrici.

A fronte di queste contrapposte istanze, la Commissione Europea ha reso noto la propria posizione. Ha dato un anno di tempo ai produttori di bevande alcoliche per avviare un’autoregolamentazione del settore. Se fosse considerata insufficiente, sarà essa stessa Commissione a cominciare le procedure per regolamentare il settore. Se questo dovesse verificarsi, quali potrebbero essere le conseguenze per i produttori? I valori nutrizionali del vino possono variare di vendemmia in vendemmia e talora anche di partita in partita. Sarà necessario produrre etichette del vino diversificate ed aggiornate con costi maggiori, per non incorrere in violazioni e sanzioni?

Non si troveranno in difficoltà le aziende vinificatrici clienti di IMPRIMA, che può fornire etichette del vino realizzate con la stampa digitale. Una macchina digitale di ultima generazione può infatti essere programmata per stampare, anche sullo stesso supporto, etichette multiple o differenti. IMPRIMA ha recepito l’avanzamento tecnologico del settore e grazie a questa scelta, i costi della stampa digitale sono accessibili e concorrenziali, anche su quantità diverse. Una ragione in meno di preoccupazione per i clienti interessati alle etichette del vino. Una grande eccellenza italiana alla quale IMPRIMA contribuisce con orgoglio.

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